Che
cosa si fa in questa scuola?
Innanzitutto:
su che metodo si basa? È naturale, oggi,
che nel chiedere informazioni su una scuola
di teatro, si faccia questa domanda. Da quando
Stanislavskij ha cominciato, lui per primo,
a chiedersi se poteva esserci un metodo (o un
sistema) per imparare (e insegnare) la recitazione,
le teorie sull' arte drammatica si sono moltiplicate.
Ebbene: senza dire che siamo dei fautori fanatici
del suo metodo, non possiamo certamente ignorarlo.
Certi temi, o problemi, che Stanislavskij si
è trovato di fronte, se li trova davanti
chiunque voglia affrontare l'arte drammatica
con un certo approfondimento, con una certa
attenzione critica. Comunque, in venti e più
anni di attività (tanti sono i nostri
anni di anzianità come scuola - siamo
partiti nel 1983) dobbiamo riconoscere che,
pur tenendo conto del grande maestro russo,
tenendo conto delle illuminazioni di Strasberg,
di M. Cechov, di Grotowskj, di Barba, ecc…
durante il nostro cammino abbiamo avuto anche
noi i nostri "lumi"; possiamo dire
che anche nella nostra scuola si può
parlare di un metodo. Ma più che di un
metodo, di una sistemazione di metodi, e di
una presa di coscienza che viene dall'esperienza
di anni (decenni) di lavoro sull'attore.
Su cosa si basa questa nostra "sistemazione"?
Usando molto l'improvvisazione come occasione
di ricerca della personalità, o meglio,
delle sottopersonalità dell'individuo,
e delle reazioni personali alle cose della vita,
ci siamo accorti di come e quanto, in certe
condizioni di concentrazione e di emozione,
siamo tutti bravi a recitare! In quanto, se
ci pensiamo un po', noi esseri umani recitiamo
sempre, ovunque. E qui per "recitare"
non si intende essere falsi, ma semplicemente
adattarsi all' interlocutore, stare al suo gioco,
o fare di tutto per imporre il nostro gioco;
e questo per un solo fine: esistere, darsi da
fare per dimostrare di esistere, di essere qualcuno,
qualcuno con una sua personalità, un
suo peso specifico, ecc…
E si comincia fin da bambini, quando col papà
ci si comporta in un certo modo e con la mamma
in un altro, e in altri ancora coi fratelli,
con gli amici… Per continuare da grandi,
coi colleghi, coi superiori, coi figli, ecc…
Non è così? E perché lo
si fa? Per ottenere consensi, favori, approvazioni,
in parole povere: applausi. Si recita. Solo
che non lo si sa. È istintivo. Siamo
attori. E quando, nell'addestramento all'arte
drammatica, si affrontano degli esercizi basati
sull' improvvisazione, istintivamente viene
fuori la nostra personalità, o meglio,
le nostre sottopersonalità, o per essere
ancora più precisi, vengono fuori le
nostre attitudini ai ruoli: il ruolo di figlio,
di fratello, di sorella, di amico, di amica,
di marito, di moglie, di seduttore, di seduttrice,
ecc…
Si è detto che nella vita si recita istintivamente,
e che in genere si recita bene. Ovvero ci si
adatta istintivamente e in maniera appropriata
alle situazioni, ai ruoli, all'interlocutore.
A volte però no! A volte si recita male
anche nella vita! Quando non otteniamo quello
che ci eravamo prefissi, quando non otteniamo
gli applausi che ci aspettavamo. Perché?
Ecco: la ricerca di questa ottimizzazione alla
recitazione in assoluto, a prescindere dal luogo
e dal momento (teatro, set cinematografico,
o altro) è la ricerca specifica della
nostra scuola.
E abbiamo scoperto (o intuito) che ci sono dei
sentieri da percorrere per imparare a recitare
bene. Sentieri che rappresentano certe qualità
indispensabili all' attore, sia che si trovi
su un palcoscenico o in uno studio cinematografico
o televisivo, sia che si trovi ad affrontare
la commedia umana di tutti i giorni.
Quali sono questi sentieri, secondo noi? Eccoli:
consapevolezza, identità, personalità,
comunicazione, sicurezza, scopo, volontà,
curiosità, stupore, gioco, immaginazione,
creatività, emozioni, sentimenti, movimento
(in quanto sviluppo) e corpo (in quanto organismo
che contiene tutto ciò che si è
detto e deve essere pronto a contenerlo ed efficace
ad esprimerlo).
La conoscenza di questi "sentieri"
e del lavoro necessario a far sì che
si possano percorrere con efficacia, lo sviluppo,
in pratica, di queste qualità, fa parte
del "sistema" della nostra scuola.
Insomma: trovata una chiave forse è possibile
che la vita insegni all'arte e viceversa!
Allora: cosa si fa nella nostra scuola? Ricerca
e scoperta della nostra personalità (spesso
sconosciuta a noi stessi), per potenziarla,
svilupparla; ricerca e scoperta delle componenti
della nostra personalità, quelle che
noi chiamiamo sottopersonalità; approfondimento
dei ruoli, sia universali, in quanto esseri
umani, sia personali; sviluppo della comunicazione,
della creatività, della sicurezza, della
capacità di provare emozioni, sentimenti
ed essere in grado di esternarli; in pratica
tutto il lavoro circa i "sentieri"
di cui sopra. Inoltre: approfondimento della
recitazione teatrale e di quella cinematografica,
uso delle telecamere, uso del corpo e del movimento,
uso del respiro e della voce, la dizione, il
canto, insomma tutto ciò che serve all'attore
di oggi, per la conoscenza e l'arricchimento
di un arte così complessa, sempre in
evoluzione, e sempre più ricca di stimoli
e di mezzi per manifestarla.
(Cristiano
Censi)
Per
approfondire:
Qualche riflessione sull'arte
drammatica
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